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Poli-Femo

Pdf Poli-Femo
Ebook
Adobe DRM
titolo Poli-Femo
sottotitolo Nuova Serie di “Lingua e Letteratura“ Numero 15-16 Anno 2018 La traduzione letteraria d’autore
autore
editore Liguori Editore
formato Ebook - Pdf
protezione Adobe DRM

Informazioni sulla protezione

X
pagine 180
pubblicazione 2018
ISBN 9788820768287
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€ 49,99

Ebook in formato Pdf leggibile su questi device:

Gli autori più rappresentativi delle diverse tradizioni letterarie d’Europa non di rado, anzi assai frequentemente e da almeno venti secoli, sono ricorsi alla pratica della traduzione come a un’attività fondamentale e a un esercizio imprescindibile per l’evoluzione delle poetiche personali, o per rispondere all’esigenza d’interazione con altre letterature, ai fini dell’arricchimento dei diversi sistemi letterari nazionali.
Attraverso il ricorso alla traduzione da parte dei maggiori scrittori europei si è col tempo giunti a una parziale condivisione di toni, strutture, immagini e simboli, figli dell’eco che la pratica traduttoria ha avuto sugli stessi scrittori-traduttori, generando una rete di interferenze tra autori e canoni talvolta apparentemente distanti. Le traduzioni d’autore, in tal senso, si sono rivelate essere anche un’utile via per arricchire la lingua letteraria d’arrivo, rappresentando talvolta la risposta a una necessità di rinnovamento, e tale peculiare modo d’incontro con lo straniero ha rappresentato dunque un fenomeno di essenziale rilevanza nello scambio fra tradizioni letterarie diverse.
Per quanto diffusa però, tale pratica è stata forse in sostanza sottostimata e, nonostante l’importanza riconosciuta al fenomeno delle traduzioni letterarie d’autore in più sedi e per opera di diversi studiosi, esistono a oggi solo degli studi isolati al riguardo.
Perché e quando uno scrittore decide di tradurre? Quali autori o opere sceglie di tradurre e per quali ragioni? Quali dinamiche s’instaurano tra scrittore e traduttore? E, soprattutto, quanto rimane della traduzione nell’opera “in proprio” dello scrittore? Con quali effetti sul canone letterario, sulla cultura e sulla lingua ricevente? A questi e ad altri quesiti si è tentato di suggerire risposte per far luce su alcune connessioni tra scrittori diversi e tra differenti sistemi nazionali, nella direzione anche di una «fusione degli orizzonti».
Con questo numero monografico di Poli-femo ci si è proposti di indagare la pratica traduttoria come un momento talvolta essenziale dell’attività creativa di uno scrittore e, per tale ragione, sono state analizzate e presentate alcune opere tradotte da scrittori della cultura letteraria europea.
Nella sezione Paralleli trovano spazio i contributi che indagano in maniera puntale traduzioni di diversa natura letteraria (poetica, narrativa, teatrale).
Il saggio che apre questo numero di Poli-femo è dedicato alla presentazione dell’“incontro” tra il convinto sostenitore del culto della modernità Marinetti e il De Germania di Tacito, tradotto dallo scrittore italiano sul finire degli anni Venti. Jessica Poli s’interroga sulle ragioni di tale traduzione e, riconoscendo una vicinanza estetica tra autore tradotto e scrittore traduttore, pone il lavoro sul testo latino in rapporto a certi momenti importanti, quasi di svolta, nell’evoluzione della poetica dello scrittore futurista. In tal senso, l’innovazione stilistica generata da Tacito per la lingua letteraria latina è affiancata alla rivoluzione che il futurista tentò di attuare nella lingua italiana anche in direzione della brevitas. «Maestro di concisione, sintesi e intensificazione verbale» Tacito è altresì riconosciuto dal suo traduttore come «lo scrittore latino più futurista dei maggiori scrittori moderni», e diviene un esempio di vigoria verbale e un ideale anticipatore di certe tendenze dello stile caro ai futuristi. Oltre alle ragioni di matrice stilistica, a condurre Marinetti verso il testo latino avrebbero contribuito anche motivazioni di carattere ideologico, che con quelle più peculiarmente letterarie avrebbero anche giustificato alcune soluzioni di Marinetti traduttore di Tacito, volte a una resa viva e attualizzate del testo latino.
Alla collaborazione tra due poeti, realizzatasi anche attraverso reciproche traduzioni, è invece dedicato il saggio di Tania Collani. Partendo dalla costatazione dell’assenza, nella cultura elvetica, di riferimenti significativi alla poesia di Quasimodo prima che lo scrittore fosse insignito del Nobel, l’autrice ne evidenzia una possibile causa nella presunta intraducibilità dell’opera poetica dello scrittore italiano. Alla traduzione di alcuni suoi componimenti, verso la fine degli anni Cinquanta, si dedicherà il poeta svizzero Pericle Patocchi. Nel volume Poèmes, Patocchi farà precedere le traduzioni da una presentazione del proprio approccio alla traduzione, mostrando una sensibilità verso le coeve riflessioni di stampo traduttologico diffuse in campo internazionale e mettendo in luce una vicinanza al modello di traduzione che lo stesso Quasimodo aveva realizzato nella resa dei poeti greci.
L’articolo di Federica Vincenzi invece, è rivolto alla narrativa breve delle Short stories di O. Henry delle quali indaga le traduzioni italiane condotte da Giorgio Manganelli. L’autrice pone in evidenza il mancato riconoscimento del valore dello scrittore statunitense, anch’esso associato alle difficoltà di traduzione di una scrittura caratterizzata da giochi di parole frequenti e spesso fortemente radicati nella cultura di partenza. Lo stesso Manganelli non mancò di ammettere che la traduzione da O. Henry era stata per lui tanto dura da fargli «contemplare con angoscia» l’idea di rimettersi a tradurre. Nella prefazione ai racconti tradotti, Manganelli rivelerà un giudizio nell’insieme benevolo ma non esente da critiche aspre nei confronti dello scrittore di Greensboro, con esiti importanti nella ricezione dello scrittore di lingua inglese presso il pubblico dei lettori italiani.
Rimanendo nell’ambito della traduzione di narrativa, ma in tal caso rivolta al genere romanzo e più specificatamente allo sperimentalismo del nouveau roman, Andrea Chiurato focalizza la propria indagine sul rapporto dialettico che in Oreste del Buono la professione di romanziere intesse con l’attività di traduttore. Ne emerge l’immagine di un autore-traduttore che, sensibile alle istanze delle case editrici con le quali collaborò e profondo conoscitore della cultura di massa quale egli fu, preferì in linea di principio soluzioni traduttive prevalentemente addomesticanti.
Spostando l’analisi sul piano della traduzione teatrale, il contributo di Martina Della Casa è dedicato alle traduzioni per la messa in scena di tre opere di Pier Paolo Pasolini (Affabulazione, Calderòn, Pylade). La via intrapresa dalla traduttrice, la drammaturga Michèle Fabien, s’inserisce nel solco della traduzione collaborativa e il lavoro sui testi pasoliniani sarà caratterizzato da una coralità di apporti, da quello della pittrice Titina Maselli, a quelli dell’attrice Christiane Rorato e della cugina di Pasolini, Graziella Chiarcossi. La dimensione condivisa di queste traduzioni autoriali contribuirà alla maggiore aderenza al tono del testo originario, con esiti riscontrabili nella ricezione dell’opera pasoliniana nell’ambiente francofono di Francia e Belgio.
La sezione Meridiani, di stampo più teorico, si apre con l’articolo di Aiora Jaka che, attraverso l’indagine di differenti approcci traduttivi da parte di tre scrittori baschi contemporanei, conduce una riflessione sul ricorso alla traduzione letteraria in contesti caratterizzati da una lingua minoritaria. Il ricorso da parte degli scrittori presentati alla pseudo-traduzione, a traduttori fittizi e a citazioni frequenti di porzioni testuali tradotte per la stesura di opere di stampo critico, invita a riflettere sul rapporto fra traduzione e creazione originale, tra lingue ‘dominanti’ e opere scritte in una lingua minoritaria, e non da ultimo sulle idee spesso preconcette di originalità e fedeltà.
L’articolo Towards a genealogy of the European family of translator-authors, sposta invece l’asse della riflessione teorica sulla funzione delle traduzioni autoriali nel corso della storia letteraria europea. Evidenziando come si sia andato costituendo dall’antichità classica, attraverso il ricorso a tale pratica, una sorta di sostrato condiviso di modelli e forme tra i maggiori scrittori della cultura europea, si pone in risalto l’emergere di un canone letterario sovranazionale di matrice più ampiamente europea generato dagli intensi scambi, via traduzione d’autore, tra i più rilevanti scrittori della cultura letteraria europea.
Nella parte miscellanea che chiude il numero, abbandonando l’indagine più peculiarmente rivolta alla traduzione d’autore che contraddistingue le sezioni monografiche, sono presentati due contributi, a firma molteplice il primo e di Giovanna Rocca il secondo.
Il primo dei due saggi indaga la ricezione dell’ultima opera di Leonardo Sciascia, Una storia semplice, attraverso l’analisi delle traduzioni dell’opera in inglese, francese e spagnolo. Focalizzato sulle traduzioni intese come un potenziale veicolo d’immagini legate all’ambiente mafioso, l’articolo invita a riflettere sulla dimensione al contempo locale e universale dell’opera di Sciascia e su quanto, attraverso la traduzione, certe immagini talvolta stereotipate possano invitare il lettore straniero ad avvicinarsi a una determinata opera tradotta piuttosto che a un’altra.
Il contributo di Giovanna Rocca, invece, riapre la questione del bilinguismo peculiare di certe defixiones e si focalizza sullo studio di due iscrizioni bilingui rinvenute nella penisola iberica. Fa luce, in tal senso, su alcune possibili interpretazioni per comprendere le ragioni della duplice presenza linguistica sulle iscrizioni prese in esame.
Compreso nell’ambito del progetto di ricerca “Autori-traduttori e Cultura Letteraria Europea” promosso dalla Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM di Milano (Dipartimento di Studi Umanistici) e realizzato in collaborazione con l’Institut de Recherche en Langues et Littératures Européennes (Université de Haute-Alsace de Mulhouse), questo numero di Poli-femo, nella convinzione dei curatori che lo studio di qualsivoglia sistema letterario nazionale non possa prescindere da un approccio comparatistico e dall’indagine sulla funzione delle traduzioni d’autore all’interno di quel determinato sistema, si propone di aggiungere un tassello all’indagine rivolta al contatto tra diversi autori e tradizioni letterarie riconducibili alla cultura europea.

Indice del libro

Copertina pag. 1
Frontespizio pag. 4
Sommario pag. 6
Copyright pag. 7
Editoriale di Francesco Laurenti pag. 8
PARALLELI pag. 12
«È lo scrittore latino più futurista e molto più futurista dei maggiori scrittori moderni»: Marinetti traduttore di Tacito - Jessica Poli pag. 14
Pericle Patocchi interprete e traduttore di Salvatore Quasimodo - Tania Collani pag. 34
Giorgio Manganelli e la traduzione delle short stories di O. Henry - Federica Vincenzi pag. 52
Oreste del Buono, il “Butor” italiano - Andrea Chiurato pag. 70
À la poursuite d’une «parole concrète». Michèle Fabien traductrice du théâtre de Pier Paolo Pasolini - Martina della Casa pag. 92
MERIDIANI pag. 108
Translation and creation in a minority language: three Basque writers’ use of translation in their literary works - Aiora Jaka Irizar pag. 110
Towards a genealogy of the “European family of translator-authors” - Francesco Laurenti pag. 130
POLARITÀ pag. 142
Images de mafia à cheval sur trois cultures: Una storia semplice de Leonardo Sciascia et ses traductions espagnole, française, anglaise - Emilia Di Martino, Fabio Regattin, Nataly Tcherepashenets pag. 144
Note in margine agli effetti del bilinguismo in due defixiones dalla penisola iberica - Giovanna Rocca pag. 170
Quarta di copertina pag. 181